2003 - Primavera e Autunno - I luoghi imperdibili
 
           
 

Il progetto Karahnjukar in origine prevedeva un alto impiego di manodopera locale per la realizzazione delle strade, dighe, degli edifici di servizio, della centrale idroelettrica, delle linee elettriche, dei tunnel delle condotte d’acqua e della fabbrica Alcoa. Nel comunicato IMPREGILO S.r.L dichiara che si è aggiudicata l’appalto “…al termine di un rigoroso processo di selezione…” per la realizzazione di tutto l’impianto idroelettrico impegnandosi a sviluppare un progetto americano completo di lay-out delle opere, progetto esecutivo delle dighe, degli impianti, delle sovrastrutture e delle gallerie (www.impregilo.it/IMPREGILOIST/index.cfm cercare sui comunicati stampa la voce “ISLANDA”).  L’IMPREGILO S.p.A. dovrebbe rispettare i vincoli imposti dallo stato Islandese “apparente” committente del progetto Karahnjukar. Ma le cose sono cominciate subito male: già da luglio 2003 è apparso evidente che la IMPREGILO S.p.A. non intendeva avvalersi della manodopera locale tranne che per i servizi indispensabili. Si è portata dal resto del mondo operai provenienti dalla Cina, Corea, Polonia, Albania, Portogallo, India e altri paesi. Queste persone che riceveranno un salario pari a 6,00 Euro/ora dovranno lavorare mesi lontano dalle loro case e da qualsiasi centro abitato in condizioni climatiche difficilissime in quanto durante gli inverni i lavori non si arresteranno. Il sindacato islandese ha denunciato già ad Agosto 2003 il mancato rispetto degli accordi da parte della  IMPREGILO S.p.A. E’ chiaro che per l’impresa italiana il dover rinunciare alla manodopera extraislandese significa una perdita dei profitti enorme in quanto il salario di un operaio islandese rapportato al costo della vita, carissimo, dell’isola è 3 volte quello percepito dai dipendenti della IMPREGILO S.p.A.. Oggi 17 ottobre 2003 abbiamo saputo da fonti certe islandesi che gli operai extraislandesi stanno soffrendo il freddo in quanto non sono stati dotati di abiti e accessori da lavori adatti al clima dei 900 m.s.l. dell’interno dell’Islanda. In più si sono verificati già dei casi di alcuni operai, che si erano fatti portavoce di tutti per difendere il diritto ad un lavoro svolto in condizioni umane, che sono stati allontanati e praticamente licenziati. La situazione insomma sta diventando sindacalmente insostenibile, ed è questo il momento giusto per fare tutti uno sforzo per diffondere la giusta informazione in merito a questo scempio colossale di una delle zone più belle della nostra terra perpetrato con metodi che quasi rasentano lo schiavismo. Il nostro mondo ricco che consuma sempre di più alluminio per estetica, leggerezza, prestigio, velocità è la chiave di lettura per capire i “PERCHE’”  si porta avanti testardamente un progetto come questo.  

>>>Progetto KARAHNJUKAR: perchè?   di Adriana Ferracin e Marcello Stampacchia                  

>>> Le foto deI LAVORI AVVIATI foto di Percorsi Etnici